GOETHE
"....und wer lebt, muß auf Wechsel gefaßt sein."
("...chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti.")
Indice:
Introduzione
_________1 - Influssi
__________2 - Fughe e compromessi
___________3 - Il Cavalier nei labirinti dell'amore
Primi anni
Strasburgo (lo "Sturm und Drang")
Wetzlar: dove Goethe scrisse il Werther
I dolori del giovane Werther
La vita è una fuga (primo periodo a Weimar)
Viaggio in Italia (dal Brennero a Firenze)
Viaggio in Italia (fino in Sicilia e ritorno)
Weimar (secondo periodo)
L'amicizia con Schiller
Wilhelm Meister
Il Faust
Ultimi anni
La casa natale
Primi anni
"Ciò che hai ereditato dai Tuoi Padri
compralo, in modo da poterlo possedere."
Il padre, Johann Caspar Goethe, apparteneva all'alta borghesia di Francoforte sul Meno, città che vantava mille anni di storia e in cui erano stati eletti molti Imperatori. Goethe senior era giurista e consigliere onorario imperiale. Avendo ereditato una fortuna, poté dedicarsi ai suoi molteplici interessi senza l'assillo del lavoro. Viaggiò in Francia e in Italia e nel 1748 sposò la diciottenne Catharina Elisabeth Textor. Dal matrimonio nacquero sei figli, ma soltanto due sopravvissero: Johann Wolfgang e Cornelia, di un anno più giovane del fratello.
"Venni al mondo il 29 agosto 1749 in quel di Francoforte
sul Meno, a mezzogiorno, giusto mentre la campana batteva il dodicesimo rintocco. Le
costellazioni erano felici: il sole si trovava nel segno della Vergine e in quel
giorno culminava; Giove e Venere lo guardavano con espressione amichevole, Mercurio senza
avversione; Marte e Saturno erano indifferenti: solo la Luna, in quel periodo piena,
emanava con più forza del solito la potenza del suo riflesso, poiché era appena scoccata la sua ora
planetaria. La Luna dunque si oppose alla mia nascita, che potè avvenire soltanto a giorno fatto. Tali aspetti, che in seguito mi furono illustrati dagli astrologi, possono essere stati la causa della mia salvezza: un'ostetrica incapace mi
aveva fatto nascere praticamente già morto, e con fatica riuscirono a farmi aprire gli occhi sulla luce del mondo. Questa situazione, che per i miei fu quasi tragica, si rivelò invece di grande utilità per i miei concittadini, in quanto mio nonno, l'erudito Johann Wolfgang Tector, in seguito si sarebbe impegnato a fondo affinché le ostetriche frequentassero una scuola migliore..."
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............................................................Da:
Poesia e verità.
Sempre in Poesia e verità, Goethe si rivede bambino mentre cammina da una stanza allaltra della casa paterna. Spesso si soffermava in un vestibolo alle cui pareti stavano appese alcune vedute di Roma. Affascinato da quelle immagini, anelò sempre di visitare la caput mundi. E un giorno il suo sogno si sarebbe avverato: Wolfgang Goethe arrivò a Roma il 1° novembre 1786, all'età di 37 anni. ("Sì, finalmente sono in questa capitale mondiale!")
Oggi Frankfurt am Main è una tipica metropoli moderna, con uno "skyline" che poco ha da invidiare a quello di New York City. Essendo una città di banche (è sede della Borsa), è scherzosamente chiamata "Mainhattan". Nel dopoguerra, con la ricostruzione del centro storico, anche la casa natale di Goethe risorse dalle macerie. Per l'arredamento della casa sono stati utilizzati mobili e suppellettili originali, e chi va a visitarla può farsi un'idea dell'atmosfera domestica di quei tempi.
A proposito delle suppellettili, fu grazie ad essi che il piccolo Goethe si fece notare la prima volta dal mondo. Un giorno, non trovando niente di meglio da fare, gettò alcuni piatti e vasi dalla finestra (si era appena concluso il Topfmarkt e la cucina era piena di oggetti di ceramica). I bambini del vicinato smisero di giocare e gridarono: "Di più! Di più!" E J.W. non si fece pregare: distrusse mezzo armamentario domestico...
Comera usanza presso le famiglie benestanti, il bambino non fu mandato a scuola, ma ottenne lezioni private. Studiò soprattutto le lingue: le antiche come le moderne. A dieci anni aveva già letto non solo le fiabe tedesche, ma anche Omero e Virgilio. Nel 1759, con Francoforte occupata dai Francesi (la casa paterna era stata trasformata in una residenza per alti ufficiali dell'esercito invasore), strinse amicizia col figlioletto di un'attrice, entrando così in contatto col mondo del teatro: visitò le rappresentazioni di un gruppo di mimi della Comedie de l'Art. Un'esperienza decisiva per l'allora undicenne Wolfgang, che fino a quel momento aveva potuto assistere unicamente a spettacoli di burattini.
L'amore per il teatro non lo avrebbe più abbandonato. Secondo quanto si legge nella sua Lettera a Cornelia del 18 agosto 1766, affascinato dal Canut di Schlegel ne organizzò la messa in scena, recitandovi lui stesso nella parte del protagonista.
Scrisse i suoi primi versi a tredici anni, e poco dopo componeva già le prime poesie in inglese e in francese. Intanto imparava a cavalcare e a tirar di scherma. La prima ragazza di cui s'invaghì si chiamava Gretchen: pur di poterla vedere, ogni domenica si recava a messa. "Gretchen" è un nome che ritroveremo nel Faust.
A quattordici anni assisté a un concerto dell'enfant prodige Mozart, che era di passaggio a Francoforte insieme al padre Leopold.
Nel 1765 - sedicenne - si recò a Lipsia per iniziare gli studi giuridici. A quel tempo
Lipsia emanava lo spirito genuino del rococò, di cui era priva invece la più austera e
conservatrice Francoforte. Il ragazzo rimase colpito dalla città sassone. D'altro canto,
però, lo disgustavano la sobrietà e la spassionatezza della sua materia di studi, e
così, pur frequentando la facoltà di Diritto, si dedicò a svariate altre discipline; ma
alla rinfusa, senza un metodo preciso.
Durante i tre anni trascorsi a Lipsia, si evidenziò il suo interesse per le arti
figurative e per la letteratura. Seguì le lezioni dei famosi illuministi J.C. Gottsched e
C. F. Gellert, ma ne rimase grosso modo deluso. Da A.F. Oser, un amico di J.J. Winckelmann (il padre dell'archeologia), prese lezioni di
disegno. Sulle ali dell'entusiasmo per il teatro di Klopstock
e di Lessing, scrisse l'atto unico Die Laune des
Verliebten (Il capriccio dell'amante).
La genesi di questo suo lavoro d'esordio è in relazione diretta con il suo primo vero "grande amore": Kätchen
Schönkopf.
Kätchen (Annette Katharina) era figlia di semplici osti nella cui taverna
lo studente Goethe andava spesso a pranzare. L'attaccamento di Wolfgang per la
diciannovenne si riflette in alcune poesie e nella tragedia in versi Die
Mitschuldigen.
"Non si può possedere ciò che non si comprende."
Nel giugno del 1768 una grave malattia lo costrinse a interrompere gli studi e lasciare Lipsia per far ritorno a casa dei suoi. Su questa prima grave crisi, di carattere psichico oltre che fisico (Goethe ebbe dei violenti sbocchi di sangue), sono state avanzate diverse ipotesi, ma le vere cause rimangono oscure. È possibile comunque che la gelosia avesse un ruolo decisivo nella faccenda. Un giorno infatti il giovane intravide la sua amata Kätchen nella loggia di un teatro, in compagnia di uno sconosciuto: entrambi "in tenere pose". E si sentì cuocere per la rabbia.
"Mia cara amica, tuttora così vispa, tuttora così pungente. Tanto abile a mostrare il lato positivo di qualcosa di sbagliato, tanto implacabile nel ridere di chi soffre e nel prendere in giro chi si lamenta... queste gentili crudeltà sono contenute nella Vostra lettera, pur se Voi - conterranea della Minna - raccontate apparentemente di ben altro. Io Vi ringrazio per la risposta inaspettatamente celere e Vi prego di pensare a me in futuro, durante le allegre ore di svago, e, se possibile, di scrivermi ancora; constatare il Vostro brio, la Vostra vivacità, il Vostro umore, è per me una delle gioie più grandi, per quanto questa gioia possa essere frivola e amara. So molto bene quale ruolo è spettato a me, e posso ben immaginare come devono apparirVi le mie lettere. Se uno ripensa a ciò che è capitato ad altri, può facilmente vaticinare - senza possedere i poteri di un indovino - quel che capiterà a se stesso; io sono tranquillo, è destino di tutti i morti che i loro eredi e discendenti ballino sulla loro tomba... Come al solito Vostro per sempre, JW Goethe." (Lettera a Kätchen Schönkopf, Francoforte, 1 nov. 1768)
Durante la lunga e difficile convalescenza, Goethe entrò in contatto con gli ambienti del riformismo luterano (conosciuto come Pietismo) e in particolar modo con Susanna Katharina von Klettenberg, amica della madre. La Klettenberg destò in lui l'interesse per la letteratura esoterica, per la filosofia dell'occulto, l'astrologia e l'alchimia. Più tardi, quando la salute del ragazzo cominciò a migliorare, il medico Johann Friedrich Metz lo iniziò allo studio delle scienze naturali.
Per capire appieno l'opera di Goethe, bisogna considerare entrambe queste influenze, questo miscuglio di misticismo religioso e di osservazione scientifica. Oggi i lavori di Goethe-scienziato sono scarsamente noti, anche se ben sappiamo della sua passione per lo studio della natura. Goethe intervenne direttamente nei grandi dibattiti della sua epoca non solo come letterato e filosofo, ma anche come scienziato. Accontentiamoci di accennare qui alla sua Teoria dei colori, alla "scoperta" dell'Ur-Pflanze nell'Orto Botanico di Palermo (con Ur-Pflanze è intesa "la madre di tutte le piante") e alla scoperta dell'osso intermascellare nel cranio umano.
Goethe accetta la natura come positività indiscussa. La natura non è un mostro, non suscita in lui un orrore astrale o cosmico (come invece nel Leopardi), ma non si offre nemmeno come antidoto ai problemi dell'individuo sociale. La natura è una semplice addizione di svariati fenomeni, e acquista importanza là dove si schiude per offrirsi all'occhio e agli strumenti del ricercatore, o all'animo del poeta che ne ammira certe suggestive manifestazioni.
So hinan denn! Hell und heller,
reiner Bahn, in voller Pracht!
Schlägt mein Herz auch schmerzlich schneller,
überselig ist die Nacht.
Da: Dem aufgehenden
Vollmonde (1828). (Si paragoni questi versi all'ode leopardiana Alla luna, del
1819.)
Ecco: la natura può essere - ed è - un valido motore di poesia.
Goethe visto da Andy Warhol
Il periodo convalescenziale si protrasse per quasi due anni. Soltanto nel 1770 Goethe poté considerarsi risanato, e di nuovo lasciò Francoforte per riprendere gli studi interrotti. La sua meta: Strasburgo.
Lascio con gioia questa capanna,
dimora della mia bella,
e con passo lieve m'aggiro
per questo bosco senza vita.
La luna rompe la notte delle querce,
zefiri annunciano il suo corso,
e le betulle con un inchino
le spandono il più soave incenso.
Un brivido che desta il cuore
e scioglie l'anima
passa nel fresco dei cespugli.
Che notte bella e dolce!
Una gioia, un piacere da non dire!
Eppure, o cielo, ti lascerei
mille di queste notti
per una sola della mia diletta.
Musica: Concerto Grosso N. 3 di Francesco Geminiani (1687-1762)