GOETHE
"....und wer lebt, muß auf Wechsel gefaßt sein."
("...chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti.")


Indice:

Introduzione
_________1 - Influssi
__________2 - Fughe e compromessi
___________3 - Il Cavalier nei labirinti dell'amore

Primi anni
Strasburgo (lo "Sturm und Drang")

Wetzlar: dove Goethe scrisse il Werther
I dolori del giovane Werther
La vita è una fuga (primo periodo a Weimar)
Viaggio in Italia (dal Brennero a Firenze)
Viaggio in Italia (fino in Sicilia e ritorno)  
Weimar (secondo periodo)
L'amicizia con Schiller
Wilhelm Meister
Il Faust
Ultimi anni

"L’umanità? E’ un’astrazione. Fin da sempre ci sono stati uomini, nel senso di individui, e sempre ci saranno." (Lettera a Luden)

Oltre a sgobbare sui poco amati testi giurisprudenziali, a Strasburgo Goethe trovò il tempo e l'occasione per approfondire il suo interesse per la musica,
l'arte, l'anatomia, la chimica e le scienze politiche. Da una lettera del 12 giugno 1771 apprendiamo i suoi progressi nello studio del greco antico:
"...da quando mi trovo qui, ho talmente migliorato la conoscenza di questa lingua da essere ormai capace di leggere Omero nell'originale senza quasi nemmeno
guardare la traduzione."
L'apprendistato di Lipsia, goliardico e intellettuale insieme, venne rifinito a Strasburgo. Il giovane Goethe lavorava su se stesso: le ore di anatomia, con tanto di autopsia di cadaveri, gli servivano per assuefarsi alle cose più orribili.
Sappiamo che, coinvolto nello Sturm und Drang, finì col diventarne uno dei maggiori protagonisti. Ma Strasburgo fu anche teatro della sua tenera relazione con Friederike Brion.

Ich sah dich / und die milde Freude floss / aus dem süßen Blick auf mich. / Ganz war mein Herz auf deiner Seite / und jeder Atemzug für dich.

Friederike, figlia di un pastore di Sesenheim, gli ispirò i Sesenheimer Lieder (1771): poesie tenere e significanti quali Mailied, Ah, che nostalgia ho di te, Heidenröslein e Willkommen und Abschied ("...Andai; tu rimanesti con gli occhi abbassati, / e mi seguì il tuo sguardo di pietà: / Ma tuttavia, che felicità
sapersi amati! / E amare, o dèi, che felicità!").
L'amore del poeta per la ragazza, insieme all'idillio naturale che circondava la parrocchia del pastore Brion (padre di "Rickchen"/Friederike), diedero adito a una produzione che si distaccava dalle norme allora in auge e concedeva maggiore spazio a un linguaggio estremamente passionale e sensibile. Friederike si impresse talmente nel cuore di Goethe da fungere da modello femminile in molte sue opere a venire; tra l'altro la si riconosce nella figura di Gretchen (Margherita) del Faust, opera che lui cominciò a imbastire in quegli anni.

L'amicizia con Herder, critico e filosofo dalle idee innovatrici, destò nel giovane Wolfgang un forte scetticismo nei confronti del classicismo francese,
corrente che in quel periodo prevaleva in Germania; e soprattutto nei confronti del principio aristotelico delle tre unità nella tragedia, adottato dalla scuola
francese. Herder riuscì a far concentrare l'interesse di Wolfgang su Shakespeare, nei cui drammi la classica suddivisione in tre atti è soppressa a vantaggio di una
più libera e diretta espressione emotiva.

["Shakespeare ci porge mele d'oro in scodelle d'argento. Studiando le sue opere, noi otteniamo le scodelle d'argento, ma dentro ci mettiamo delle patate..." (Eckermann, Conversazioni con Goethe, 25 dicembre 1825)]

Sempre grazie a Herder, Goethe capì l'importanza della poesia popolare e dell'architettura gotica come fonti di ispirazione letteraria. Già al suo arrivo a
Strasburgo, la visione della cattedrale di Notre-Dame lo aveva fatto infatuare del Gotico (uno stile in quel periodo generalmente poco apprezzato). Sebbene
soffrisse di vertigini, lo studente si avventurò a più riprese in cima all'imponente costruzione. In un articolo pubblicato nel 1773 nell'opuscoletto Dell’architettura tedesca, esaltò la naturalezza e la spiritualità del Gotico e si rivolse così a un ideale architetto mediterraneo:

"Strisciasti ai piedi dei maestosi resti per mendicarvi qualche proporzione, hai composto i tuoi postriboli dalle sacre rovine, e ti ritieni depositario dei segreti dell’arte solo perché sai render conto di edifici colossali in pollici e in linee. Se ti fossi avvalso più dei sentimenti che del metro, allora lo spirito delle masse, da te tanto ammirate, sarebbe sceso su di te..."

Soltanto dopo il suo viaggio in Italia (1786-88) Goethe avrebbe corretto il suo angolo visivo, rivalutando l'architettura classica e parlando di "forme miserabili" e di
"insensatezza priva d'inventiva" al cospetto di un altro celebre esempio di Gotico: il Duomo di Milano.

        "Soltanto le canaglie si accontentano; le persone in gamba amano invece l'azione." (Da: Rechenschaft)

Strasburgo rappresentò per Goethe un nuovo inizio. Le idee estetiche di Herder avrebbero influenzato, oltre ai Canti di Sesenheim, la tragedia Götz von Berlichingen (Francoforte, 1773) e il romanzo I dolori del giovane Werther (Wetzlar, 1774).

Il Götz von Berlichingen, modellato sui drammi shakespeariani, è l'adattamento della vicenda autentica di un cavaliere di ventura del Cinquecento: nel
corso di un combattimento, Götz (Gottfried) von Berlichingen perde la sua mano destra, che viene sostituita con un arto artificiale. Nelle rivolte contadine
del 1525, Götz si ritrova a guidare le orde dei ribelli. Per ogni sua azione, il cavaliere dalla mano di ferro si lascia ispirare dalla voce del proprio cuore:
è, perciò, una tipica figura dello Sturm und Drang ("Tempesta e slancio"), movimento che in Germania fece da battistrada al Romanticismo. In questo suo dramma, Goethe "politicizzò" la storia dando risalto alla rivolta lecita contro il potere (mal)gestito dall'Imperatore e dalla Chiesa. Il Götz von Berlichingen inaugurò l'epoca dello Sturm und Drang insieme a Dell'architettura tedesca - che raccoglie scritti di Goethe, di Herder e di altri.

Lo Sturm und Drang, conosciuto anche come "Geniezeit", va dal 1760 al 1780 circa. Tra i suoi esponenti vi furono J.M.R. Lenz , Klinger, Schiller, J.A. Leisewitz e H.L. Wagner (autore de L'Infanticida). Questo movimento ottenne il suo nome dall'opera di Klinger Sturm und Drang (1776; titolo originale: Wirrwarr).
Lo S. u. D. sostiene la necessità che un individuo resti libero da ogni costrizione pur dovendo affrontare le esperienze più disparate fino al raggiungimento della
più completa autonomia. In primo piano sono posti i sentimenti, la sensualità, la spontaneità e la vita nella natura. L'"individuale" e il "naturale" non
possono che trovare la loro espressione nel genio, che impersonato dall'artista. ("Dabei müssen wir nicht sein, aber alles werden wollen." ("Non
dobbiamo limitarci ad essere, ma ambire a diventare tutto.") Il grande ideale dell'epoca era Shakespeare, ma lo S. u. D. trasse i suoi influssi anche dal
sensismo, da J.-J. Rousseau, dalle teorie sul "genio" del poeta inglese Edward Young e dalla tradizione pietistica. Nello sviluppare le loro narrazioni, i
letterati dello S. u. D. si riservavano una grande libertà spazio-temporale, rifiutandosi di attenersi a regole formali. Alcuni di loro facevano inoltre capire
di non accettare alcuna critica. A questo riguardo, celebre è il verso finale della poesia goetheana Der Rezensent:

                                  Schlagt ihn tot, den Hund! Es ist ein Rezensent.
                                           (Uccidetelo, quel cane! E' un recensore.)

Quasi tutte le tragedie dello Sturm und Drang erano scritte in prosa anziché in versi, e in un linguaggio vicino a quello dell'uomo della strada. Nei
componimenti epici, così come nella lirica, si rispecchiava la tendenza a raccontare principalmente di sé, delle proprie esperienze di vita. Occasionalmente
(come nel caso dei poeti del Göttinger Hain) veniva immessa anche una buona dose di critica sociale.

Herder introdusse il giovanotto nel cosmo delle idee antirazionaliste e antireligiose di J.G. Hamann. Inoltre, sempre in quel di Strasburgo, il vivace J.W. poté
allacciare relazioni con il famoso chirurgo Jung-Stilling e con il drammaturgo Lenz, spirito oltremodo inquieto che più tardi avrebbe rivisto a Weimar.

Per la durata dell'anno accademico 1770-71, Wolfgang fece la spola tra l'università, le case degli amici letterati, le varie taverne e la contrada in cui viveva Friedericke Brion.
Durante le visite nell'appartato idillio di Sesenheim, si dilettò a fare degli schizzi; una passione, quella per il disegno, che avrebbe intrattenuta in tutti i
viaggi successivi, forte delle lezioni impartitegli a Lipsia da Adam Friedrich Oeser.

Ma né le bellezze naturali, né l'amore di "Richetta" e neppure i proficui contatti col circolo di poeti e pensatori riuscirono ad ancorarlo a Strasburgo. Goethe
aveva sete di nuove esperienze, e inoltre desiderava agire finalmente in maniera responsabile, nella società e non ai margini di essa. Tornato a Francoforte,
scrisse a Friederike una lettera per comunicarle che aveva deciso di sciogliere il loro legame.

Secondo lo studioso Boyle, Goethe lasciò "Richetta" perché era conscio già allora di dover condurre "un'esistenza simbolica", un'esistenza in cui poter fare
ogni esperienza quando occorreva farla. Il poeta non voleva legarsi troppo presto: ne avrebbe sofferto la sua arte... Più tardi, quando ormai risiedeva a Weimar,
partì per andare a visitare i Brion, e né Friederike né i genitori di lei si mostrarono risentiti nei suoi confronti; anzi, lo accolsero a braccia aperte: segno che
avevano compreso i motivi del suo improvviso distacco.

Ah, che nostalgia ho di te

Ah, che nostalgia ho di te,
angelo mio! Almeno in sogno,
almeno in sogno mostrati!

Anche se molto dovrò patire,
trepidante lottare con gli spiriti,
e al risveglio affannare.

Ah, che nostalgia ho di te,
ah, quanto cara mi sei
anche nei sogni più cupi!

Heidenröslein

Sah ein Knab' ein Röslein stehn,
Röslein auf der Heiden,
War so jung und morgenschön,
Lief er schnell, es nah zu sehn,
Sah's mit vielen Freuden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.

Knabe sprach: Ich breche dich,
Röslein auf der Heiden!
Röslein sprach: Ich steche dich,
Daß du ewig denkst an mich,
Und ich will's nicht leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.

Und der wilde Knabe brach
's Röslein auf der Heiden;
Röslein wehrte sich und stach,
Half ihm doch kein Weh und Ach,
Mußt' es eben leiden,
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.

Musica: Solfeggietto di Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788)