GOETHE
"....und wer lebt, muß auf Wechsel gefaßt sein."
("...chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti.")


Indice:

Introduzione
_________1- Influssi
__________2 - Fughe e compromessi
___________3 - Il Cavalier nei labirinti dell'amore

Primi anni
Strasburgo (lo "Sturm und Drang")
Wetzlar: dove Goethe scrisse il Werther
I dolori del giovane Werther
La vita è una fuga (primo periodo a Weimar)
Viaggio in Italia (dal Brennero a Firenze)
Viaggio in Italia (fino in Sicilia e ritorno)  
Weimar (secondo periodo)
L'amicizia con Schiller
Wilhelm Meister
Il Faust
Ultimi anni

"Un lavoro non è mai veramente finito. Uno lo può dichiarare finito quando, entro i limiti di tempo e di circostanze, si è fatto davvero tutto il possibile."

A Francoforte Goethe lavorò come avvocato dal 1771 al 1775, con un intermezzo di quattro mesi a Wetzlar. Ma non smise mai di occuparsi di letteratura. Nel 1771 scrisse il suo discorso per la Giornata di "Schäkespear" e buttò giù la prima stesura del Götz von Berlichingen. Poi, nel maggio del 1772, si trasferì a Wetzlar per un apprendistato alla locale Corte d'Appello.
Nella piccola città sul fiume Lahn divenne amico del segretario di legazione Johann Christian Kestner e, durante una festa, conobbe la fidanzata di questi: Charlotte Buff.
"Lotte", figlia di un impiegato d'ufficio, aveva perso la madre l'anno prima, e doveva perciò badare da sola ai suoi undici fratelli. L'affetto di Goethe per lei si trasformò ben presto in un amore profondo e disperato, documentato in tante liriche cosò come nel romanzo I dolori del giovane Werther (1774).

Charlotte Buff (1753-1828)

Nel Werther, il futuro sposo di Charlotte/Carlotta si chiama Alberto (Albert) ed è descritto per quello che Kestner era nella realtà: un lavoratore diligente, abbigliato impeccabilmente e sempre un po' troppo riservato. I rapporti di cordiale amicizia tra i due uomini non potevano naturalmente non venire offuscati dal trasporto di Goethe per la diciannovenne fidanzata di Kestner; una passione, questa, che diede adito a un lacerante conflitto di ordine psicologico. Il Werther è basato non solo sull'esperienza del solipsistico amore del poeta per Lotte, ma anche su un vero fatto di cronaca verificatosi in quell'estate: il suicidio di un giovane perdutamente innamoratosi di una donna sposata e di cinque anni più anziana di lui. La vicenda narrata da Goethe, che ha tratti fortemente autobiografici, descrive alla perfezione il contrasto tra anima razionale e anima sentimentale; un saliscendi di emozioni cui fanno da specchio i mutamenti della natura circostante.

I dolori del giovane Werther fu il primo romanzo tedesco a suscitare una straordinaria eco in tutta Europa. Subito dopo la sua pubblicazione, l'opera fu tradotta in numerose lingue e, sulla scia del vasto successo, ne nacquero diverse imitazioni. L'esempio più noto in Italia è: Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Foscolo racconta una storia pressoché identica a quella goetheana: il protagonista, già addolorato per la sventura della propria patria, si impegola in una disperata relazione d'amore. Come Werther, anche Jacopo - fuggiasco sui colli Eugeni - si innamora di una ragazza (Teresa) già promessa a un uomo del luogo, e troverà nella morte manu propria l'unica possibile via d'uscita al dolore che gli colma l'animo. Oggi una simile "fedele" ripresa di un tema già trattato farebbe gridare allo scandalo, essendo in forte odore di plagio. La particolarità dell'Ortis è che il Foscolo rafforza il motivo del gesto del protagonista con la perdita delle speranze politiche (cioè: il poter vedere risorgere l'Italia dal giogo dello straniero), mentre Goethe concentra le sue attenzioni sul sentimento dell'impossibile amore di Werther per Carlotta.

"Il presente ha un che di assurdo, si pensa che esiste e basta, mentre non vien fatto di pensare che se ne può ricavare qualcosa."

Nelle prime ore della sera del 10 maggio 1772, la carrozza postale da Francoforte arrivò nella "libera città imperiale" di Wetzlar passando come sempre per la Porta Superiore. Wetzlar, stazione intermedia sulla pista Francoforte-Colonia, era circondata da una cinta di mura in cui si aprivano cinque Porte e due entrate più strette. Tutti questi ingressi erano severamente sorvegliati e venivano chiusi ogni sera alle dieci, puntualmente; in inverno anche prima: alle sette. Tale misura di sicurezza era allora ritenuta necessaria in tutte le città e i borghi di una certa importanza. I soldati, armati fino ai denti, effettuavano accurati controlli su tutti i viaggiatori. Non ci è dato di sapere se perquisirono anche il bagaglio del giovane aggiunto giudiziario dall'aria stanchissima che giungeva in quella città per la prima volta in vita sua; di certo, il nome Wolfgang Goethe non diceva loro nulla. Goethe era solo uno dei tanti aiutanti legali che venivano a Wetzlar per farsi le ossa nella Camera Giudiziaria del Reich. Si sarebbe dovuti essere dei profeti per indovinare in lui il genio letterario, il futuro "Principe dei Poeti".

Nei quattro mesi del suo soggiorno a Wetzlar, questo ragazzo avrebbe concepito l’opera che gli avrebbe conferito grande fama catapultandolo - appena ventiquattrenne - nel Parnaso degli scrittori più affermati del suo tempo.
La cittadina presentava un aspetto tutt’altro che "imperiale": appariva semmai povera. La vita si svolgeva principalmente nelle sue tre piazze, denominate rispettivamente Piazza del Mercato del Grano, Piazza del Mercato del Burro e Piazza del Mercato del Ferro (ancora oggi portano questi nomi). La sua importanza consisteva nella presenza di una Corte d'Appello - "Nuova Camera Giudiziaria" - con sede nella Piazza del Mercato del Burro.
Appena arrivato, Goethe si acquartierò presso una zia che abitava al Mercato del Grano, e il 25 maggio si iscrisse come matricola alla Nuova Camera Giudiziaria. Presso la zia (la consigliera aulica Signora Lange) rimase solo qualche settimana; presto Wolfgang si trasferì in un’abitazione situata dirimpetto, al numero 11 della stessa piazza. Accanto a questa casa c'era la taverna Imperatore Romano (‘Zum Römischen Kaiser’). Si sa che, il 9 giugno 1772, in questa taverna Goethe ballò, e che poco più tardi si cercò un posto ombreggiato dal quale poter osservare le ragazze che riempivano le brocche a una sorgente d’acqua... e da dove potere tener d'occhio l’abitazione di Lotte. Almeno questo è quanto ci tramandano i wetzlerani.

Da I dolori del giovane Werther:
"Tu scendi per un piccolo poggio e ti trovi dinanzi a un arco, da dove venti scalini ti conducono giù a una limpidissima acqua che sgorga da rocce marmoree. Il piccolo muro che chiude il recinto, gli alti alberi che l'ombreggiano intorno, la freschezza del luogo: tutto questo ha un non so che di piacevole e di attraente. Non passa giorno che io non sieda lì un'ora. Vengono dalla città le fanciulle ad attingere acqua, innocente e necessaria faccenda che una volta compivano le stesse figlie dei re. E quando sono lì, il mondo antico, patriarcale, rivive potentemente in me e ripenso come i nostri padri alla fontana stringevano e rompevano relazioni e come attorno alle fontane e alle sorgenti ondeggiassero spiriti benefici."

L’unica cosa certa è che Goethe era solito frequentare l’Imperatore Romano per bervi una piccola caraffa di vino ed assistere agli spettacoli di una compagnia di attori girovaghi.

Fu la zia a introdurlo alla famiglia Buff, e Goethe si innamorò immediatamente di Charlotte - così come, in quel di Strasburgo, si era immediatamente innamorato di Friederike Brion.

L'ambiente della Camera Giudiziaria non piaceva al giovane J.W. In quei tempi si erano accumulate quasi 20.000 vertenze in attesa di risoluzione. Il numero degli assessori era troppo scarso perché si potesse venire a capo di così tanto lavoro: ogni anno potevano essere sbrigati non più di 60 processi. Tutti i funzionari stanziati a Wetzlar, compresi quelli di rango modesto, venivano chiamati ‘Camerali,’ e formavano quasi una casta a parte. Godevano di speciali privilegi: la portantina, la carrozza... Per i componenti della 'Visitazione', cioè gli attaché, i mandatari e i vari segretari delle legazioni, la vita sontuosa condotta dai ‘Camerali’ rappresentava una spina nel fianco. I fabbri, i macellai, i parrucchieri e i sarti della città consideravano all'opposto questi privilegi come un male inevitabile e prendevano per scontata la differenza di livello sociale che i ‘Camerali’ non mancavano mai di far pesare. Goethe si fece alcuni amici tra i ‘Visitateuren’ scapoli come lui. Non troppi, però. Johann Christian Kestner fu uno di questi.

Nell’odierna Schillerplatz, in una solida palazzina di tre piani, abitava allora il venticinquenne Karl Wilhelm Jerusalem, figlio unico di un prelato di corte e   vicepresidente consistoriale. Dopo aver visitato il collegio Carolinum a Brunswick, Karl Wilhelm Jerusalem studiò Scienza del Diritto a Lipsia, dove pure incontrò di passaggio Goethe. Grazie alle influenze paterne, il giovane Jerusalem fu promosso, e a Lipsia poté entrare nella cerchia di intellettuali che si raccoglieva attorno a Gotthold Ephraim Lessing. Nel 1771 lo trasferirono alla Camera Giudiziaria di Wetzlar. Abitò nella Barfüßer Gasse (oggi Schillerplatz) in casa del libraio Philipp Jakob Winckler.
A quanto pare, Karl Wilhelm Jerusalem era un tipo chiuso, scontroso, e solo di rado acconsentiva di sedersi a una tavola imbandita per più persone. Appariva spesso triste, crucciato. Probabilmente soffriva per i modi bruschi e severi del suo diretto superiore alla Camera, un certo von Höfler. Quando il giovane fece la conoscenza della consorte del suo amico e confidente Philipp Jacob Herd, se ne innamorò perdutamente. Ma la donna, una trentenne di una bellezza non comune, non ricambiava i suoi sentimenti.
Ne I dolori, anche Werther, come Jerusalem, sarà incapace di tenere sotto controllo tale "affinità elettiva". Fingendo di dover partire per un breve viaggio, Werther si congederà dal suo amore con un unico, breve bacio: segno della grande disperazione che lo condurrà al drastico gesto finale.
Karl Wilhelm Jerusalem non fu in grado di imbrigliare la sua passione per la moglie dell'amico, e tutta Wetzlar sapeva di questo amore a senso unico. Quando anche Herd ne venne a conoscenza, vietò a Jerusalem di bazzicare la sua abitazione. Anche il padrone di casa di Jerusalem gli notificò, tramite un biglietto, di non ritenerlo più un ospite gradito. Il giovane si fece allora prestare dal collega Kestner due pistole, con la scusa di starsi preparando a un viaggio, e il giorno dopo (30 ott. 1772) si sparò nel suo appartamento.

"Un vicino vide il lampo e sentì il colpo; ma poiché dopo tutto rimase tranquillo, non ci pensò più. La mattina alle sei il domestico entrò col lume. Trovò il suo signore a terra, vide le pistole e il sangue. Chiamò, lo scosse: nessuna risposta. Corse dal medico, da Alberto. Carlotta udì suonare il campanello e un tremito la scosse in tutte le membra. Svegliò il marito, si alzarono e il servo diede loro la notizia tremando e piangendo: Carlotta cadde svenuta ai piedi di Alberto. Quando il medico giunse presso l'infelice, lo trovò in uno stato disperato; il polso batteva, le membra erano tutte paralizzate. Egli si era colpito alla testa, sull'occhio destro, il cervello era saltato. Per precauzione gli fu aperta una vena al braccio: il sangue uscì: respirava ancora. Dal sangue che era sulla spalliera della poltrona si poté comprendere che egli si era colpito stando seduto alla scrivania; poi era caduto e si era rotolato convulsamente intorno alla poltrona. Giaceva supino presso la finestra, svenuto; era completamente vestito, in giacca blu e in panciotto giallo. La casa, il vicinato, la città si commossero. Giunse Alberto. Werther era stato adagiato sul letto, con la fronte bendata; il viso era di un mortale pallore e non faceva alcun movimento. Il rantolo era ancora spaventoso, ora debole, ora più forte: si attendeva la fine. Aveva bevuto soltanto un bicchiere di vino. Il dramma di Emilia Galotti era aperto sulla sua scrivania."

Così il Foscolo nell'Jacopo Ortis:
"La mattina, Michele dopo aver bussato e chiamato un pezzo alla porta, sconficcò il chiavistello; e non udendosi rispondere nella prima camera, s'innoltrò perplesso; e al chiarore della lucerna che ardeva tuttavia, gli si affacciò Jacopo agonizzante nel proprio sangue. Spalancò le finestre chiamando gente, e perché nessuno accorreva, s'affrettò a casa del chirurgo, ma non lo trovò perché assisteva a un moribondo; corse al parroco, ed anch'esso era fuori per lo stesso motivo..."

I dolori del giovane Werther fu pubblicato nel 1774, subito dopo l'uscita della seconda edizione del Götz von Berlichingen. Nel frattempo, Goethe si era lasciato alle spalle Wetzlar già da un pezzo e, con Wetzlar, l'amata Charlotte. Aveva fatto le valigie nel settembre del 1772, per evitare che la tensione escalasse e che scoppiasse un possibile scandalo. E' accertato che, poco prima di questa "fuga", il poeta si era recato a sorpresa a Coblenza per incontrarsi con l’amica materna Sophie La Roche. (Per ottenere consigli da lei? O per trovare conforto nelle parole dell'erudita donna?)
Prima di partire, scrisse a Charlotte (che stava per sposare Kestner) una lettera, che le spedì da Francoforte: "Spero di tornare, ma lo sa Dio quando. Oh Lotte, come mi ha fatto bene il Vostro discorso, poiché sapevo che era l'ultima volta che Vi vedevo. Non l'ultima... tuttavia, domani parto. 'Lui è andato.' Quale fantasma vi ha portato sull'argomento? Come poterVi dire tutto quello che sentivo? Ah, sentivo di dovermi gettare sulla Vostra mano e baciarla per l'ultima volta. La stanza in cui non tornerò più, il caro genitore che mi ha accompagnato per l'ultima volta... Ora sono solo e posso piangere. Vi lascio felici, non esco dai vostri cuori.(...) Dite pure ai bambini: 'Lui è andato'. Non voglio più continuare." (Francoforte, 10 settembre 1772)

Dopo il suo ritorno a Francoforte, Goethe comprò le fede nuziali per gli sposi e le spedì pregando loro vivamente di non provarsi a raggiungerlo e di non mettersi in   contatto con lui.

Quando d'un defunto brav'uomo

Quando d'un defunto brav'uomo,
d'un pastore o consigliere benemerito
la vedova fa incidere la figura
e v'aggiunge un versetto da far paura,
allor s'intende:
Vedete qui con testa e orecchi
il reverendo, l'illustrissimo signore,
vedete il suo sembiante, la sua fronte,
ma l'ingegno suo fine,
i meriti resi agli uomini,
non potete leggerglieli in faccia.

Cara Lotte, qui pure è lo stesso:
ecco, t'affido il mio ritratto!
Potrai vederci il lungo naso,
gli occhi ammiccanti, i riccioli al vento:
questo è pressoché il brutto ceffo;
il mio amore però non ce lo vedrai.

Musica: Minuetto di Luigi Boccherini (1743-1805)