| Il Cavalier nei labirinti dell'amore | Nel 1997 fu pubblicato un libro in cui si azzardava una nuova teoria: che Goethe fosse stato omosessuale. Il saggio (La tenera carezza della tigre, di Karl Hugo Pruys) aspira a sbugiardare chi sostiene che Goethe avesse stimato profondamente la natura femminile - o, per dirla in inglese, che fosse stato un "lady's man". Questo scritto polemico si basa su una reinterpretazione del fitto scambio epistolare (più di 2.500 lettere) tra il poeta di Francoforte (e di Weimar) e molti suoi amici-colleghi. Secondo Pruys, "Goethe non provò mai per nessuna donna un amore tanto intenso come lo provò invece il suo Werther", e: "L'unica donna con la quale andò a letto fu Christiane Vulpius, sua moglie." (Ma non corrisponde a verità: è accertato che a Roma il poeta ebbe almeno una relazione erotica.) "E' vero che insieme ebbero dei figli", continua Pruys, "ma dormivano in stanze separate, e la Vulpius finì con l'ubriacarsi a morte." |
"Come si
guarda per abitudine un orologio che non cammina più, come se camminasse ancora, così si
guarda con piacere il volto di una bella donna come se la si amasse ancora."
Non è improbabile che Goethe avesse trattato la consorte in maniera poco esemplare, ma
in ciò la Vulpius condivideva il destino di altre spose di grandi letterati. (Pensiamo
alla moglie di Theodore Fontane. Fontane - autore dell'Effi Briest - trascurò a
lungo la consorte, o fu costretto a trascurarla, per ragioni di lavoro vere o presunte).
Il rapporto tra Goethe e Christiane Vulpius ("la
Vulpia", dicevano alcuni) risultò complicato fin dall'inizio. J.W. era un monumento
vivente della cultura europea, idolatrato da fanciulle e da signore mature, e Christiane
fu costretta a vivere all'ombra della sua fama. Inoltre sappiamo che Wolfgang ripegò su
di lei solo dopo che, nel settembre del 1790, il signor von
Lüttwitz si era opposto alle nozze del poeta con la figlia Henriette.
Goethe era contrario a legalizzare la sua unione con Christiane, nonostante che
avessero un figlio: August. (Il matrimonio sarebbe avvenuto solo nel 1806). Dunque la
Vulpius, che era di origini modeste, rappresentò per lui una scelta
"alternativa"; ma che l'abbia amata non ci sono dubbi.
Pruys crede di intravedere un "movente erotico" nel tono affettuoso che vena quasi tutte le lettere di Goethe per gli amici maschi. L'artefice di questo saggio-scandalo sembra però voler ignorare che, nel Diciottesimo secolo, l'uso di un tono oltremodo "caldo" era assai frequente, e serviva ad esprimere il rispetto e l'entusiasmo per la persona con la quale si corrispondeva. Proviamo a rileggere certe lettere del Foscolo e del Leopardi indirizzate a colleghi di penna, ad amici e ad ammiratori: i "con amore" e i "per sempre tuo" si sciupano...
Goethe era indubbiamente eterosessuale. Permettendoci di parafrasare il titolo di un altro libro su di lui, diremo che era un "Cavalier nel labirinti dell'amore". Semmai è vero esattamente l'opposto di quanto afferma il professor Pruys: ossia che nei rapporti di Goethe con le "sue" donne si denota a tratti un machismo eccessivo. Le esperienze amorose (se non erotiche) di questo venerabile poeta, scienziato e uomo di Stato, non sono certo poche: si va dalla matrona Charlotte von Stein alla bella Sylvie von Ziegesar, da Christiane Vulpius (rotondetta e dalle guance rosse) alla piccola Ulrike (della quale si innamorò all'età di 74 anni)... per citarne solo alcune. Secondo Pruys, "le donne lo lasciavano freddo. Goethe aveva paura di loro", e la verità vera circa la sua predisposizione sessuale sarebbe stata messa a tacere da un accademismo troppo conservatore e filonazionalista. Ma i contraenti gli fanno giustamente notare che un individuo della grandezza di Goethe, un membro affermato della società quale fu il Principe dei Poeti, difficilmente sarebbe stato in grado di celare la sua eventuale natura omosessuale.
Qualcun altro ha osservato che quasi tutte le donne venerate dal poeta (e che lo venerarono) non erano affatto belle. E' impossibile verificarlo basandoci sui ritratti a noi pervenuti. D'altronde, è una supposizione troppo venale per non lasciarla cadere senza rimpianti. Tanto più che, per Goethe, la bellezza - anche nell'arte - è un concetto relativo. Similmente a Thomas Mann ("Io non mi sono mai dato da fare per la bellezza. Per me la 'bellezza' è sempre stata roba da italiani e spaghettanti dello spirito"), ma meno drasticamente di Mann ("...Abbandonai il ponte e mi recai ad un punto di approdo per ammirare più da vicino le donne che sbarcavano. Trovai, fra queste, dei visi e delle forme bellissime" - Viaggio in Italia [Venezia]), Goethe cerca di "fotografare" in primis la bellezza interiore dei suoi personaggi, la loro sincerità d'intenti... l'onestà morale.
Che le temesse o meno, Goethe le donne le
amò per davvero. Le amò singolarmente e amò "la" donna - intesa come simbolo
- nella trinità di madre, amante e sorella: oggetto di innocua contemplazione come
può esserlo un paesaggio, un particolare scorcio di natura, forse un animale o una
pianta. In qualità di studioso della natura, lui sicuramente non mancò di fare
anche dell'Eros un oggetto di sue accurate osservazioni.
In Goethe-scrittore, la sessualità è comunque sotterranea, o rimane impigliata tra le righe. Il tema principale è l'essere umano e i rapporti (mai facili) che questi intreccia con i suoi simili... con la società. La vera esigenza è (fin dai tempi dello Sturm und Drang) l'affermazione dell'io, e, se si aggiunge a ciò la sua piena accettazione della totalità delle presenze nel mondo, vedremo quanto fu coerente il Goethe-uomo, che cercò di impegnarsi attivamente per l'utile pubblico.
La sua opera omnia riflette i cambiamenti politici, sociali e scientifici dell'epoca in cui visse e, per stretta analogia, anche i problemi che affliggono il nostro tempo. Chi legge gli scritti di Goethe, non deve aspettarsi di poterne ricavare qualche suggerimento di immediata praticità, ma può certamente servirsene per rispecchiarsi nel passato e compiere così qualche passo in avanti nel processo della conoscenza di sé.
Johann Wolfgang von Goethe morì alla venerabile età di 83 anni. A quanto sembra, le sue ultime parole sono state: "Mehr Licht! Mehr Licht!"
Più luce! Più luce!
Un'invocazione che, alle orecchie dell'uomo moderno, suona sospettosamente familiare.
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"Ti mando insieme alla presente, con gli auguri di tutto cuore per il Tuo compleanno, un po' di frutta, perché Tu nel mangiarla possa ricordarti di me. Il mio più grande desiderio sarebbe di trascorrere questa festa soltanto con Te (...) Fai le Tue cose bene, e va' pure a Roßla e cerca di distrarti con le tipiche attività campagnole. E' bene che Tu conosca ogni cosa da vicino. Non Ti preoccupare di quello che accade tutt'intorno a te! La gente si fa la guerra, i grandi personaggi e i piccoli. Pensa solo che io Ti amo e che l'unica mia preoccupazione è di procurarti un'esistenza tranquilla; questo mi riuscirà, così come mi sono già riuscite altre cose. Fa' quotidianamente quel che va fatto: in fondo è questo il compito di tutti noi, nei buoni e nei cattivi tempi (...) Stammi bene. Salutami il caro Gustel [August] e abbimi caro. Firmato: G."
(Lettera a Christiane Vulpius. Jena, 5 agosto 1798)
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Musica: Preludio N. 1 in do maggiore dal Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach (1685-1750)